Il giornalista cibernetico

Computational and robot journalism made in Italy

Quakebot: Los Angeles Times’ robot journalist writes article on LA earthquake —

A oggi, l’obiettivo degli algoritmi di produzione automatica di contenuti, anche detti robot journalists, è “fornire rapidamente le informazioni di base” su un evento. Lo dice Ken Schwencke, editorialista del Los Angeles Times, che nel marzo scorso ha pubblicato forse il primo articolo scritto interamente da un algoritmo pochissimi minuti dopo la scossa di terremoto oggetto della notizia. A parte il fatto in sé o le caratteristiche proprie di Quakebot, è interessante notare che chi è coinvolto attivamente in questi esperimenti non sia affatto preoccupato che i robot possano un giorno insidiare la professionalità giornalistica umana: “it’s true that a lot of newspaper jobs are in danger, but that has nothing to do with news-writing robots”.

Quakebot: Los Angeles Times’ robot journalist writes article on LA earthquake


Los Angeles Murders and Homicides – The Homicide Report – Los Angeles Times —

Questa applicazione web del Los Angeles Times non produce autonomamente articoli per il pubblico finale, ma offre un processo di produzione di contenuti giornalistici (in questo caso relativi alla cronaca nera di Los Angeles) altamente automatizzato: dai due report a settimana che la redazione riceve dall’ufficio del coroner viene popolato un database da cui deriva una mappa, un dataset pubblico ricercabile, delle semplici analisi di correlazione tra i luoghi degli omicidi, le caratteristiche delle vittime e quelle della popolazione limitrofa. La narrazione è affidata a giornalisti umani, ma dove indagare per ricavare una storie è chiaramente suggerito dagli algoritmi che agiscono sul database primario. Quando i robot non producono, ma assistono la produzione.
(Permalink)

Los Angeles Murders and Homicides – The Homicide Report – Los Angeles Times

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Launching The Long Good Read | Newspaper Club —

The Long Good Read, prodromo dell’esperimento del Guardian #Open001 negli Stati Uniti: un giornale di carta a tiratura limitata destinato al coffee shop del giornale (il Guardian gestisce un coffee shop!), assemblato e impaginato da un algoritmo che sceglie e filtra automaticamente le news pubblicate sul sito del giornale.

È tutto sperimentale e il bello è che l’algoritmo è potuto nascere dalla mente di Dan Catt perché il sito del Guardian mette a disposizione delle API per interrogare dall’esterno il database delle notizie. Prima un piccolo software in casa, poi un sito completo, ma subito dopo un accordo per stampare su carta il robot giornale. Quando le buone idee (supportate dall’openness) pagano.

Launching The Long Good Read | Newspaper Club.


Spike – Real-Time Content Discovery for Newsrooms, Marketers & PR —

Spike tracks social network activity around millions of stories daily, giving newsrooms, marketers, and PR professionals real-time view of what’s engaging a billion people now.

L’algoritmo dell’azienda Newswhip che dall’analisi in tempo reale delle performance sociali delle notizie promette di estrarre caratteristiche universali dei contenuti on-line affinché siano virali (al 79%!).

Uno dei claim è emblematico: “share content your audience will love”! Una via di mezzo tra previsione e induzione di bisogni, dall’intuito del buon venditore agli algoritmi che masticano big data.

Spike – Real-Time Content Discovery for Newsrooms, Marketers & PR.


People Powered Front Pages Rule | The Whip —

Un interessante esperimento dell’azienda inglese Newswhip specializzata in analisi dei dati dai social network. In base alle performance social degli articoli pubblicati su diversi giornali on-line, ha applicato i suoi algoritmi per assemblare automaticamente un’ipotetica prima pagina, decisa dal comportamento collettivo dei lettori e non da un editor (umano) interno alla redazione.

Quasi un migliaio di commenti al post, a occhio tra l’incuriosito e lo scettico. Di certo associare il valore di un articolo (qualsiasi cosa voglia dire, è questo il problema) a misure quantitative su quanto e come è stato condiviso sui social fa porre la domanda “Do we want to be a newspaper, or a People Magazine?” (cit. Greybeard).

People Powered Front Pages Rule | The Whip.


A print newspaper generated by robots: Is this the future of media or just a sideshow? — Tech News and Analysis —

But is that what we want from a newspaper?

Una bella domanda, quella di Mathew Ingram su Gigaom, espressa riflettendo sull’esperimento del Guardian di un giornale stampato interamente assemblato e impaginato da un algoritmo automatico (#Open001), a partire dagli articoli del Guardian on-line (scritti da esseri umani!) e dalle loro performance sui social.

Anche qui il target scelto non è però generalista, ma appartiene alle agenzie di pubblicità e di informazione. Magari è proprio quello che loro vogliono da un giornale…

via A print newspaper generated by robots: Is this the future of media or just a sideshow? — Tech News and Analysis.


These New Robots Can Report The News —

Una delle sfide del robot journalism è riuscire a far parlare e scrivere bene i novelli giornalisti robotici. Neanche a dirlo, in Giappone sono avanti a tutti e stanno sperimentando i primi modelli umanoidi in grado di dialogare con i visitatori di un museo. Non stupisce che facciano riferimento al mito cinematografico di C-3PO, androide protocollare dell’universo di Guerre Stellari.

These New Robots Can Report The News.


A leap forward in quarterly earnings stories | THE DEFINITIVE SOURCE —

L’annuncio e alcune considerazioni sull’uso di robot journalists in redazione direttamente dal blog aziendale della Associated Press. Il vice presidente Lou Ferrara dice che “instead of providing 300 stories manually, we can provide up to 4,400 automatically for companies throughout the United States each quarter”. C’è da chiedersi chi se le leggerà mai, anche queste short stories… ma qui stiamo parlando di un target specializzato, non certo del grande pubblico generalista.

A leap forward in quarterly earnings stories | THE DEFINITIVE SOURCE.


Another News Outlet Is Using Robots To Write Stories —

The new technology will not lead to job cuts, the AP stressed. […] “This is about using technology to free journalists to do more journalism and less data processing, not about eliminating jobs,” the AP said.

Ulteriori considerazioni sulla recente acquisizione di un robot journalist da parte della AP per i report economici delle aziende. Qui l’accento è sul pericolo di licenziamenti in un settore già in crisi da tempo, ma la risposta a caldo dell’AP non lascia dubbi: i robot sollevano i giornalisti umani da compiti ripetitivi e permettono loro di focalizzarsi su storie più interessanti e utili. Per ora.

via Another News Outlet Is Using Robots To Write Stories.


Why Robot Journalism Is Great for Journalists — NYMag —

I think the introduction of automated reporting is the best thing to happen to journalists in a long time.

Kevin Roose centra il punto della questione, al momento i robot possono sperare di riuscire a produrre decentemente solo alcuni tipi di storie, esattamente quelle che qualsiasi giornalista non vorrebbe mai scrivere, perché noiose e ripetitive (report su performace economiche o sui dati di un incontro sportivo).

Che al momento la situazione sia questa è abbastanza chiaro, ma… domani? Tra uno anno? Tra dieci? Intanto la chiusa è perfetta: “after all, if we wanted to do something mindless and repetitive with our lives, we’d have become robots”.

Why Robot Journalism Is Great for Journalists — NYMag.